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Just vede la luce nell'era dei pantaloni a zampa. Ancora in tenera età si perde in un negozio di dischi dove viene accidentalmente punto dalla puntina radiottiva di un giradischi, dopo questo drammatico incidente Just riceve nel suo DNA intere discografie anni 70, stupefacenti super poteri tra cui l'incredibile capacità di distinguere un disco decente da uno alquanto mediocre, una dipendenza dal rock a tratti piuttosto devastante e soprattutto due basette terrificanti.
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Sachiel, gentile cordiale e disponibile con i clienti dagli ottimi gusti musicali. Scostante e pronto al litigio con i clienti dai gusti musicali opinabili. Diffida con moderazione dal progressive, dall'indie rock con tempi troppo dispari e da coloro che nascondono la calvizie con il riporto. Sachiel è quasi calvo.
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Moondance - detto lo Zio Sam è bello, bullo, e non balla per niente; va in giro con un coloratissimo serpente al collo che ha chiamato Serpico, e ascolta continuamente il primo disco dei Counting Crows, anche quando non lo fa. Sta attentamente alla larga da tutto quello che è pop anni 80, e nei piccoli ritagli di tempo che trova tra un cazzeggio e l'altro, cerca di suonare qualcosa di suo. Ormai è totalmente perso nel vortice della musica indie, anche se ancora fatica a capire cosa significhi la parola indie.
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Josès - Nato sul finire degli anni '70, Josès (per voi ignoranti stramaledetti leggasi Kosès!) fin dal nome evidenzia una chiara comprensione di sè. Folgorato sulla via di Cuneo da una scarica elettrica partita dalla chitarra di Cristiano Godano, non si è più ripreso e ora vaga alla ricerca continua di Rock'n Roll. Gran collezionista di boccali di birra è invidiato da Sachiel per via dei suoi folti capelli. Crede nelle melodie distorte e in Babbo Natale.
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-------------------------- Inoltre data la mole di lavoro nei fine settimana (niente risatine ironiche...stupidi...), si è deciso di assumere un valente giovine part-time.

lotario voragine

Lotario O. Voragine è un giovane di belle speranze iscritto alla Facoltà di Lettere Maiuscole di Lettere, in provincia di Napoli. Assunto con un contratto part-time ai limiti dello sfruttamento, per arrotondare ha dato la stura alla propria intraprendenza ed ha istituito un servizio di traduzioni di canzoni per i clienti di SSR.

come/dove comprare

Ok, i CD in Italia costano troppo. E come se non bastasse i presunti negozi forniti hanno sempre le stesse cose. Allora ecco una lista di come/dove comprare:

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DUELS - The Barbarians Move In (2008)
Duels - The Barbarians Move In

Sito Ufficiale: Duels

Impressionante: è la prima parola che mi è venuta in mente dopo aver ascoltato l'ultimo disco dei Duels. Il quartetto di Leeds alla sua seconda prova sulla lunga distanza, costruisce un muro di suono terrificante, venato di stupefacente melodia. Jon Foulger e company sono i custodi di una gigantesca cattedrale persa tra le rovine dell'ultimo Paese abitato del Pianeta, diroccata, sinistra, ma imponente come un monolite scolpito nell'oscurità. 'The Barbarians Move In' è un cazzotto scagliato nello stomaco seguendo le strade deviate dei Radiohead, passando attraverso il rumorismo romanticamente ultra-sonico degli ...And You Will know Us By The Trail Of Dead, imponendosi con la graniticità imperiale degli Jesu, non disdegnando finezze stilistiche à la Elbow e passaggi degni della pop-wave più raffinata tra i Can e gli I love You But I Have Chosen Darkness. Tutto ha un sapore allucinato, folk, rock, wave, noise, pop si impastano tra le labbra creando atmosfere sospese ed emozionanti come non capitava da un bel po'. Sembra di toccare con mano il terrore che scorreva negli occhi dei fanti sul fronte di Verdun, dieci mesi ad aspettare la morte invisibile che arrivava dai cannoni, improvvisamente un macello sui corpi di una intera generazione spazzata via; eppure dalle lettere che quel manipolo di 'inutili' e splendidi eroi spedivano dalle loro trincee puzzolenti c'era uno sguardo di luce piena che a fatica cercava di spezzare la morsa del nero soffocante. Il romanticismo struggente di chi per davvero viveva ogni giorno come se fosse l'ultimo ritrova nella voce di Jon Foulger un rappresentante di commovente intensità. Paura e Speranza: le muse delle azioni umane si scontrano, molto più prosaicamente, nelle undici tracce di un album che viaggia a 100 metri da terra, in uno spazio popolato da pochi illuminati. Se in un primo momento si viene colpiti dalla mastodontica sezione ritmica guidata da James Kirkbright alla batteria, poco a poco si apprezzano le trame ipnotiche di chitarra e voce, che riconoscono come unico elemento di sopravvivenza la loro unione animalesca. La sensazione è che aleggi sull'album un soffio di tragicità imminente, che i quattro inglesi cerchino di controllare con una buona dose di sangue freddo. L'aggiunta di violini in alcuni pezzi regala il tocco finale di bellezza imperitura ad un album che se non vi farà sobbalzare all'istante sulla sedia, avrà comunque assolto ad un compito: avrà constatato la vostra morte cerebrale. Tutto è compiuto ora, un mondo nuovo è stato creato dalla deflagrazione atomica finale, brillano di nuova bellezza i tuoi occhi esausti: The Barbarians Move In. (VOTO: 9,5)

Postato da: Joses | Permalink | commenti |
musica, metal industrial dark, indie rock punk, pop wave alternative

JAMIE LIDELL - Jim (2008)
Jamie Lidell - Jim

Sito Ufficiale: Jamie Lidell

La grande fregatura di internet è che chiunque può aprire un blog e scrivere quello che gli pare con buona pace dell'attendibilità delle notizie in esso riportate. Mai come adesso bisogna avere fiducia, o, se siete tipi con un alto tasso di spirituailtà, dovete avere fede in chi scrive ciò che leggete. Insomma, risulterà alquanto strano quello che vi dirò su Jamie Lidell, ma, lo giuro, è tutto vero. Nato come dj minimal techno negli anni d'oro della scena underground inglese di metà anni '90, Jamie assieme a Cristian Voegel animava col progetto Super Collider le feste illegali di una Londra scossa dal fenomeno trip hop e febbricitante di esplodere in cassa dritta e sporca dopo esser stata svegliata dall'elettronica punk dei Prodigy. Finito quel periodo, Lidell vola a Berlino e inizia a dare sfogo al suo gigantesco ego che lo ha portato alla realizzazione del suddetto disco. Pare incredibile immaginare un bianco così innamorato di quella black music stile Motown anni '70, soul sudato mischiato di r&b e spiritualità gospel, roba tosta, spessa, aggressiva e dolce allo stesso tempo. James Brown, Marvin Gaye, Curtis Mayfield, l'eclettismo sensuale di Prince, la furia satura di Jimi Hendrix, il funk da battaglia di Sly and Family Stone, le eleganti releases della Stax: tutti amori che Jamie ha provato a condensare in quest'album, cercando di risultare credibile e rispettabile. Ed in effetti ci riesce in pieno, grazie anche ad una voce appassionata e trascinante, unita a ritmiche piacevoli, giubilanti e semplici. Una ventata di ottimismo spazza i solchi di quest'album, regalando momenti spiensierati, proiettandoci mentalmente in una radio anni '50. L'intento di registrare un disco retrò e senza tempo è centrato in pieno. Fossi sofisticato direi che è un prodotto di gran classe che non dovrebbe mancare in una colonna sonora estiva che si rispetti; ovviamente non lo sono e vi dico solamente di correre a sentire questo ragazzo inglese che fa sventolare alto il vessillo della gloriosa etichetta Warp. (VOTO: 7,5)

Postato da: Joses | Permalink | commenti (3) |
musica, elettronica disco ambient, pop wave alternative

JOSEPH ARTHUR - Could We Survive Ep (2008)
joseph arthur - could we survive

Sito Ufficiale: Joseph Arthur

Questa è la prima di quattro recensioni in pillole che vedranno luce su queste pagine riguardo la serie di quattro Ep che Joseph Arthur, in piena euforia produttiva, sta pubblicando per la sua etichetta Lonely Astronaut. I dischi saranno in vendita a cifre ragionevolissime ed in più con la possibilità di download per miseri sette dollari.

Un vero affare, soprattutto quando la qualità è molto alta come il primo capitolo della serie, lo splendido “Could We Survive”. I sei brani che compongono la scaletta sembrano riportarci ai tempi di “Come To Where I’m From”, probabilmente il lavoro migliore della discografia di Joseph Arthur, in cui il folk-pop morbido ed agrodolce degli arrangiamenti risplende di nuova luce e si adatta perfettamente alla voce roca del suo interprete. Ho sempre ritenuto questa la veste migliore per il Nostro, solito comunque districarsi anche in altri ambiti meno nudi di questo e resto sorpreso io stesso di questo ritorno alle origini, inoltre di una qualità altissima. Provate ad ascoltare un brano come Shadow Of Lies passeggiando una mattina di primavera sotto l’ombra di un viale alberato. E’ una di quelle piccole esperienze senza prezzo, eppure così semplice da realizzare. (Voto: 8,5)

Postato da: Sachiel1616 | Permalink | commenti |
musica, folk country blues, pop wave alternative

SERA CAHOONE - Only As The Day Is Long (2008)
Sera Cahoone - Only As The Day Is long

Sito Ufficiale: Sera Cahoone

Dietro ai grandi dischi ci sono grandi musicisti. Difficilmente un album fantastico è il prodotto di una casualità; a distanza di qualche anno chiunque abbia partecipato alla realizzazione del primo lavoro dei Band Of Horses, 'Everything All The Time', se ne sta uscendo con dischi eccellenti. Dapprima è stata la volta di Mat Brooke e dei suoi Grand Archives, adesso tocca a Sera Cahoone, filiforme ragazza di Seattle che all'epoca siedeva dietro la batteria e menava le pelli con classe e potenza sopraffina. In questo disco, il suo secondo edito tra l'altro per la Sub Pop, non c'è nulla che non sia già stato sentito e sarebbe logico annoiarsi dopo un po'. Invece c'è un fluido magico che lega questi 10 acquarelli folk, che fa rimanere con la testa reclinata sulla finestra a fantasticare di infinite strade che si perdono nell'orizzonte. Sera culla le orecchie di chi l'ascolta grazie alla sua voce leggermente arrochita e naturalmente melodiosa, una via di mezzo tra Chan Marshall e Joan Baez; ammalia di malinconia e quiete con accordi e arrangiamenti tanto leggeri quanto curatissimi. Più di un ricordo corre alla nostalgia disperata dei testi di Elliott Smith. Tutto parte da una chitarra acustica e da pensieri intimi e di una sincerità disarmante, per poi intrecciarsi con languide elettricità dilatate, merito del superbo pedal steel di Jason Kardon, con banjo, ukulele e di tanto in tanto violini dimessi e mai invadenti. In 'Only As The Day Is Long' c'è tutta la calma della provincia, la sensazione di una vita trascorsa con quiete apparante mentre dentro brucia la voglia di assaporare ogni istante con la giusta energia. Sera è una musicista vera, un talento precoce che già all'età di 12 anni sbalordiva pubblico e coetani alla batteria, che suonava con bluesman di razza e, non appagata, si dedicava al sassofono. Vogliosa di sfogare la sua creatività in maniera piena, finalmente riesce a mettere su una band e a registrare in solitaria sue canzoni. Questo ne è il risultato. Tutto già suonato, tutto già cantato, tutto come prima: e allora perché continuo a rimettere il disco nello stereo per l'ennesima volta? (VOTO: 7)

Postato da: Joses | Permalink | commenti |
musica, folk country blues, indie rock punk

A WEATHER - Cove (2008)
A Weather - Cove

Sito Ufficiale: A Weather

Dischi come questo si fanno amare fin dal primo ascolto. Gli 'A Weather' sono un quintetto proveniente dall'Oregon, Portland per la precisione, all'estremità nord-ovest degli Stati Uniti. Rimanere soggiogati dalla lenta ipnosi del mare che si frange sulla riva, il rumore regolare della risacca, i colori che luccicano tra le onde, la spuma soffice che imbianca, l'odore pieno di salsedine sono un richiamo ancestrale irresistibile per gli esseri umani; c'è quasi una vocazione al mare nascosta dentro ognuno di noi, una vocazione alla quiete interiore impossibile da disertare. Raccogliere le melodie che narcotizzano il cervello in queste visioni, è la meta incoffessata di chiunque imbracci uno strumento e gli 'A Weather' sembrano esserci riusciti in pieno. Aaron Gerber si rivela un cantautore coi fiocchi e guida i suoi compagni di viaggio in un mix sonoro che mischia la laconicità dei Low, l'estro pop malinconico dei Belle & Sebastian e dei Camera Obscura, l'intimità di un Bon Iver, grazie a chitarre imbevute di indie-folk fin nel midollo. Aaron sussura nostalgico accompagnato dalla gentilezza vocale di Sarah Winchester, e a noi viene voglia di abbassare le tapparelle per camminare a piedi nudi sul pavimento imbevendoci di tutta la freschezza del mondo. 'Cove' è un album che si ascolta tutto d'un fiato, con piacere appassionato, lo stesso che si prova nel bere voracemente ampie sorsate d'acqua ghiacciata di fonte quando si è assetati; rimette le cose a posto con leggerezza e spessore, asciuga gli occhi dalla paura, calma il sangue, lava dalle impurità e senza neanche accorgesene si rimane lì a rimettere da capo il disco per l'ennesima volta. Prendetevi del tempo e senza esitazione ascoltate questo disco-gioiello. (VOTO: 9)

Postato da: Joses | Permalink | commenti (3) |
musica, folk country blues, pop wave alternative



archivio

S.S.R.



     
  Sachiel:
1 -2 Tracks EP-Counting Crows
2 -Ongiara- Great Lake Swimmers
3 -Falling Of The Lavender Bridge- Lightspeed Champion
4 -In The Future- Black Mountain
5 - A Cork Tale Wake- Chris Bathgate
 
  Just:
1 -Tonight at the Arizona- The Felice Brothers
2 -The Stage Names- Okkervil River
3 -Requiem- Verdena
4 -Year Zero- Nine Inch Nails
5 -Given to the Raising- Neurosis
 
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